Mobilità elettrica: la transizione elettrica non può più essere fermata

Gli investimenti fatti nella mobilità elettrica dai grandi produttori di auto e l’infrastruttura in crescita non consentono radicali cambi di rotta, come vorrebbero alcuni Governi europei, come quello italiano. E il futuro è nei punti di ricarica pensati per gli edifici del terziario commerciale e industriale.

La transizione verso la mobilità elettrica è da qualche tempo sotto i riflettori. La scadenza del 2035, che prevede in Europa lo stop alla vendita di autovetture e veicoli commerciali leggeri con motore endotermico, è infatti stata messa in discussione da Italia e Polonia, oltre che osteggiata parzialmente dalla Germania. Il voto favorevole del Parlamento Europeo del 14 febbraio scorso – e che avrebbe dovuto essere ratificato dal Consiglio Ue dell’Istruzione, gioventù, cultura, sport – non è stato quindi risolutivo. 

Secondo i dati raccolti da Motus-E – la prima associazione in Italia costituita da operatori industriali, filiera automotive, mondo accademico e movimenti di opinione per fare sistema e accelerare il cambiamento verso la mobilità elettrica – le auto elettriche a batteria (BEV) circolanti nel nostro Paese al 31 gennaio 2023 erano poco più di 170.400, con le immatricolazioni nel primo mese dell’anno che sono calate dell’8,7% (3.333 unità) rispetto al 2022. Si tratta di un passo indietro che evidenzia una netta controtendenza rispetto agli altri grandi Paesi europei, dove i consuntivi 2022 mostrano una fortissima crescita delle immatricolazioni di BEV. 

Ma anche se il percorso in direzione delle emissioni zero ha subito una battuta d’arresto, il futuro della mobilità elettrica è ormai segnato. Gli investimenti effettuati dai grandi produttori di auto, molti dei quali prevedono di abbandonare la produzione di auto con motore a scoppio con qualche anno di anticipo rispetto al 2035, non consentono ripensamenti radicali. Così, nonostante un mercato italiano piuttosto fiacco, non è in discussione il fatto che il futuro sarà dei veicoli elettrici a emissioni zero (ZEV). 

Nel mondo ci sono 19 milioni di veicoli a emissioni zero 

Spostando lo sguardo a livello mondiale, secondo il Factbook ZEV realizzato da BloombergNEF (BNEF) in collaborazione con Accelerating to Zero Coalition, le vendite di veicoli elettrici passeggeri (BEV e PHEV, ovvero ibride plug-in) hanno abbondantemente superato nel 2022 i dieci milioni di pezzi, contro i 6,6 milioni dell’anno prima. In termini percentuali sul totale circolante, hanno raggiunto nella prima metà del 2022 il 13,2%, contro l’8,7% del 2021. Complessivamente, il Factbook ZEV prevede che le vendite mondiali di veicoli a emissioni zero (quindi escluse le ibride plug-in) arrivino a rappresentare circa il 60 per cento del totale entro il 2035. Oggi, sulle strade di tutto il mondo ci sono quasi 27 milioni di vetture a batteria, di cui otto in Europa. Di queste, al momento le ZEV sono circa 19 milioni (le altre sono PHEV). 

Per sfatare uno dei miti che più spesso circola intorno alle BEV, il Factbook ZEV sottolinea che le emissioni di CO2 nell’intero ciclo di vita delle auto elettriche a batteria prodotte nel 2022 sono già inferiori a quelle delle auto a combustione. Utilizzate per 250.000 km in Germania, Stati Uniti e Cina hanno emissioni totali inferiori rispettivamente del 56%, 60% e 27% a confronto con quelle dei veicoli endotermici. I valori cambiano ovviamente in funzione del mix energetico e continueranno a migliorare, tanto che nel 2030 saranno più bassi dell’86% in Germania, del 56% negli Stati Uniti e del 56% in Cina. 

L’infrastruttura italiana è in grande crescita 

Tornando al nostro Paese, la prospettiva di un’autonomia in crescita, dell’abbassamento dei costi e della moltiplicazione dell’offerta spingerà inevitabilmente le vendite. A braccetto delle quali dovrà continuare a crescere l’infrastruttura, che in Italia ha fatto ultimamente passi da gigante. A sostenerlo è la quarta edizione del rapporto “Le infrastrutture di ricarica a uso pubblico in Italia”, realizzato da Motus-E, che segnala nel 2022 l’installazione di 10.748 nuovi punti di ricarica, di cui 3.996 solo nell’ultimo trimestre. Si tratta del miglior risultato mai registrato in Italia, che può contare così al 31 dicembre 2022 su un totale di 36.772 punti di ricarica, una rete più densa in rapporto al parco elettrico circolante rispetto a molti Paesi considerati tra i più avanzati sulla e-mobility. 

Grazie alla collaborazione con RSE – Ricerca sul Sistema Energetico, il report include anche un’analisi spaziale dei punti di ricarica geolocalizzati. Basata su poco più dell’85% dei punti di ricarica a uso pubblico installati, evidenzia che nell’86% del territorio nazionale è presente almeno un punto di ricarica entro un raggio di 10 km, valore che arriva a più di 4 km nel 79% del Paese. 

Le sfide della mobilità elettrica da non sottovalutare 

Ci sono comunque importanti sfide da affrontare. La prima in ordine di tempo è quella di sfruttare nel migliore dei modi gli oltre 700 milioni di euro del PNRR destinati all’installazione di più di 21.000 stazioni di ricarica ad alta potenza.  L’altra importante priorità riguarda il ritardo nell’infrastrutturazione delle autostrade, che potrebbe rappresentare un collo di bottiglia per lo sviluppo della mobilità elettrica.  

Portare la ricarica dove si passa la maggior parte del tempo 

Se la situazione delle colonnine pubbliche si presenta in chiaroscuro, un forte impulso può arrivare dalle soluzioni specificamente pensate per gli edifici del terziario commerciale e industriale. Per rendere sempre più pratico l’utilizzo di veicoli elettrici si dovranno avvicinare i punti di ricarica ai luoghi in cui le persone passano la maggior parte del tempo, come i luoghi di lavoro. Qui entra in gioco Schneider Electric (SE) con il suo EcoStruxure™ for eMobility, una proposta che nasce per implementare soluzioni “smart” per la ricarica di veicoli elettrici che consenta di essere integrati da un lato con i mobility providers e dall’altro con le altre soluzioni Schnieder Electric in termini di gestione del building (EcoStruxure Building Operation o Power Monitoring Expert). 

L’offerta è composta non solo da colonnine di ricarica, ma anche e soprattutto da un sistema in costante evoluzione che permette di gestire facilmente installazione, manutenzione e continuità di servizio nell’edificio. Le stazioni di ricarica EVlink Pro AC sono in corrente alternata da 7 a 22 kW e si caratterizzano per essere connesse e affidabili. Ogni prodotto viene infatti testato al 100% in fabbrica ed è certificato secondo i più recenti standard.  

Il tutto viene controllato da EcoStruxure EV Charging Expert, un sistema di gestione dei carichi che consente di controllare efficacemente l’infrastruttura EV e distribuire in modo intelligente e in tempo reale l’alimentazione alle stazioni di carica. Questo garantisce la disponibilità di energia evitando tempi di fermo non pianificati, riduce i costi dell’infrastruttura di distribuzione elettrica e incrementa l’efficienza con l’ottimizzazione dell’energia. 

L’autrice del blog: Alessia Varalda, ingegnere elettrotecnico

Alessia Varalda è ingegnere elettrotecnico, writing and editor consulting, fotografa e blogger.

Appena laureata si è dedicata alla realizzazione di impianti elettrici per poi spostarsi nel mondo delle energie rinnovabili che ama tantissimo. Ha avuto la possibilità di scrivere e seguire il mondo dell’energia tradizionale e rinnovabile grazie ad una casa editrice tecnica. Ha quindi deciso di seguire “l’elettricità” sotto punti di vista diversi. Per circa 13 anni si è occupata de “Il Giornale dell’Installatore Elettrico”, prima come redattore, poi come responsabile della rivista.

Ha seguito, coordinato e realizzato contenuti per altre riviste: Impianti + Rinnovabili, Tecnologie Elettriche, Percorsi Illuminazione e Tis (Il Corriere IdroTermoSanitario). Inoltre ha realizzato due monografie sulle rinnovabili dal titolo Sole Acqua Aria e Acqua. Si è occupata di energia, di illuminazione, di climatizzazione e di rinnovabili. Ha organizzato corsi di formazione, convegni ed eventi legati all’energia e all’integrazione. 

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Conversazione

  • Lucilla

    6 mesi ago

    Il problema non sono le ricariche vicino casa o vicino e/o sul posto di lavoro, il problema sono quelle lungo la rete stradale tutta delle autostrade/superstrade, statali, provinciali etc. e ricordiamoci che l’Italia è lunga e stretta, che c’è una notevole discrepanza di infrastrutture tra Centro – Nord e Sud (vedi anche alta velocità che si ferma a Salerno!) e si dovrebbe iniziare a potenziare già solo questa….e che per ultimo i bollini neri delle partenze indicano che la maggior parte degli italiani viaggia e sono viaggi lunghi sulle 4 ruote. Quindi parliamo dell’autonomia della batteria, solo le macchine grandi arrivano e superano i 500 km (la Tesla Model S Plaid+ anche 800) macchine che costano dai 50 000 € in su…. e una per ricarica sia pure veloce ci vogliono 20′. Come fa una famiglia a viaggiare con auto piccole che hanno autonomia intorno ai 200 km??? quanto dura il viaggio se devono andare in Calabria, Puglia, Sicilia? e i bagagli dove li mettono… ??? senza contare che si ritroveranno a chiamare il soccorso stradale per batterie esaurite. Inoltre come e dove si smaltiranno le batterie al Litio? le andiamo a sotterrare come si è fatto con le scorie radioattive o come si sta facendo con la CO2? Il futuro per un e-mobilità estesa che preveda aumento dell’autonomie e relativa riduzione degli ingombri del pacco batterie + incremento delle infrastrutture su tutte le strade da nord al sud + cariche booster + riduzione prezzi auto non da città lo vedo ancora molto da venire!

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