Nonostante gli anni più recenti non mostrino un andamento particolarmente vivace, il settore dei costruttori di macchine utensili in Italia regge rispetto a quello di altre nazioni altrettanto blasonate.
Secondo i dati elaborati dal Centro Studi & Cultura di Impresa di UCIMU – Sistemi per Produrre, infatti, nel 2025 la produzione si è attestata a 6.420 milioni di euro, segnando un incremento dell’1,5% rispetto all’anno precedente.
Le previsioni per il 2026 sono di ulteriore crescita, ma la cautela è d’obbligo visto l’instabilità di mercati chiave.
L’export, da sempre punto di forza del settore, si è ridotto a 3.710 milioni (-13,2% rispetto al 2024), sostenuto invece da ordini interni saliti a 4.465 milioni (+20,5%).
Nonostante il complessivo incremento, i risultati sono poco soddisfacenti perché restano ancora molto inferiori ai valori ottenuti negli anni precedenti.
Le difficoltà hanno origini più formali che tecnologiche
Le soluzioni sviluppate in Italia sono riconosciute in tutto il mondo per la loro qualità e per il livello di innovazione che sono in grado di portare alle aziende. Per quale motivo, quindi, la crescita stenta a decollare?
L’instabilità geopolitica internazionale, i conflitti in Europa e Medio Oriente e i dazi americani hanno messo a dura prova le esportazioni, mentre in Italia è la mancanza di norme chiare e stabili a rallentare il mercato.
Il recupero solo parziale sul mercato interno è dovuto in particolare alle criticità legate a Transizione 5.0 che, dopo un ritardo nella sua applicazione, ha subito diversi aggiustamenti, divenendo infine realmente utilizzabile solo negli ultimi mesi di operatività, salvo poi chiudere improvvisamente con più di un mese di anticipo sul termine fissato al 31 dicembre.
A descrivere in dettaglio la situazione è Riccardo Rosa, presidente di UCIMU – Sistemi per Produrre, in questa intervista esclusiva.

Analizzando il comparto, che UCIMU rappresenta, quali caratteristiche emergono con più forza e come si stanno posizionando le aziende in un contesto sempre più complesso e competitivo?
L’industria italiana di settore è riconosciuta per un’offerta fortemente orientata alla qualità, dotata di alto tasso di digitalizzazione e personalizzazione della soluzione secondo le esigenze specifiche della domanda. Questo approccio permette alle nostre imprese di operare, da leader, presidiando nicchie di mercato molto interessanti.
Detto ciò, la sfida per restare competitivi è davvero ardua. Le priorità strategiche dei prossimi mesi riguardano tre direttrici principali: efficienza produttiva, innovazione tecnologica e mercati esteri. Perché occorre sì investire in ricerca e sviluppo, ma è fondamentale il presidio delle aree che presentano le più interessanti opportunità.
Le differenze tra grandi gruppi e PMI ci sono. Se, da un lato, le PMI assicurano flessibilità e reattività rispetto all’evoluzione del mercato, dall’altro, hanno necessità di più tempo per assimilare il cambio culturale portato dalle nuove tecnologie che impattano sull’intera organizzazione dei processi. Il compito di UCIMU è proprio quello di accompagnare tutte le imprese, indipendentemente dalla dimensione, offrendo strumenti di supporto, rappresentanza e orientamento strategico.
Si parla sempre più di digitalizzazione, integrazione e flessibilità produttiva: quali tecnologie stanno oggi contribuendo a rafforzare la competitività delle filiere?
Connettività delle macchine, raccolta e analisi dei dati, integrazione tra sistemi di produzione e sistemi gestionali. Soluzioni come il monitoraggio in tempo reale delle prestazioni attraverso sensori e sistemi di visione, manutenzione predittiva e gestione del dato, stanno diventando sempre più diffuse nelle aziende manifatturiere.
Tutto questo insieme a un upgrade costante sul prodotto, che incorpora sempre di più soluzioni di robotica e automazione, sono gli elementi su cui stanno lavorando le nostre imprese per mantenersi competitive sui mercati internazionali.
Le aziende utilizzatrici che adottano queste soluzioni registrano miglioramenti in termini di produttività ed efficienza che si misura anche in riduzione degli scarti e dei fermi macchina.
In questo percorso, la collaborazione lungo la filiera è fondamentale. Nessun attore può affrontare da solo la complessità della trasformazione digitale. La sinergia tra costruttori di macchine, fornitori, integratori di sistema e utilizzatori finali è la chiave per sviluppare soluzioni realmente efficaci e scalabili. Le imprese italiane sono specializzate in tutto questo da sempre: è un po’ il loro approccio.
Riduzione dei consumi energetici e impatto ambientale: in che modo gli associati UCIMU affrontano la sfida della sostenibilità senza sacrificare le prestazioni, anche in relazione agli incentivi disponibili?
Le imprese associate stanno affrontando il tema della sostenibilità in modo sempre più concreto e integrato. UCIMU le accompagna ormai da anni in un percorso di conoscenza e consapevolezza che comprende corsi di formazione e incontri di approfondimento. Stiamo già lavorando al terzo Bilancio di Sostenibilità di settore che vuole essere non solo un modo per raccontare il comparto agli stakeholder, ma anche un’occasione per spingere sempre più aziende ad adottare un approccio che consideri la sostenibilità ambientale, economica e sociale.
Occorre però essere pragmatici, altrimenti il rischio è che le aziende tardino ad avvicinarsi a un tema che sarà sempre più fondamentale per la loro competitività futura.
Transizione 5.0 e tutta la sua burocrazia dimostrano come, in effetti, provvedimenti validi, sulla carta, possano risultare poco efficaci a causa della complessità di attuazione e utilizzo.
Tra Africa, India e area MERCOSUR, quali mercati sono oggi più strategici per i produttori italiani di macchine utensili e automazione? Quali dinamiche commerciali e regolatorie influenzeranno l’export, e cosa si aspettano i costruttori dai loro partner locali?
I costruttori italiani sono da sempre molto predisposti a lavorare sui mercati esteri. Basti pensare che circa il 60% della produzione finisce oltreconfine. Oggi il nostro primo partner sono gli Stati Uniti, nonostante i dazi di Trump e la politica commerciale adottata dalla sua amministrazione. Poi c’è la Germania nonostante la crisi. È però evidente che è l’Asia l’area più promettente. E, per una porta che si chiude, vale a dire la Cina, che ormai è mercato di difficile presidio per le nostre piccole imprese, ce n’è uno che si apre come l’India. Qui le opportunità possono essere colte più facilmente dai costruttori italiani per varie ragioni. Poi ci sono alcuni paesi del Nord Africa, come Egitto e Marocco, e l’area del MERCOSUR verso cui le nostre vendite potrebbero beneficiare nei prossimi anni dell’accordo con la UE.
Strumenti come fiere internazionali, missioni imprenditoriali, partnership locali e iniziative di incoming buyer si confermano particolarmente efficaci. Consentono alle imprese di conoscere i mercati, creare relazioni qualificate e ridurre il rischio di ingresso.
Le barriere più frequenti restano di natura normativa, doganale e operativa, oltre alle difficoltà legate al servizio e all’assistenza post-vendita. UCIMU supporta le aziende attraverso attività di informazione, rappresentanza istituzionale, progetti di internazionalizzazione e collaborazione con partner locali, con l’obiettivo di rendere l’accesso ai mercati esteri più strutturato e sostenibile nel tempo.
Abbiamo diverse iniziative concrete già avviate: penso ai Centri Tecnologici allestiti con macchine utensili italiane in paesi con interessanti opportunità di business, dall’Uzbekistan al Cile, dall’Egitto al Marocco e alla Serbia, alcuni già operativi, altri in via di definizione o soggetti a verifiche per una possibile attuazione. Ma penso anche alle reti di imprese per il presidio di mercati come India e Vietnam o ai desk informativi di assistenza di primo livello, gratuita, o di secondo, con consulenza a pagamento, come quello garantito con l’Oficina de Promotion in Messico. È un’attività complessa e impegnativa, che si costruisce giorno per giorno in modo continuo ed è questo che sta facendo l’associazione da molti anni e che farà con particolare attenzione anche nel prossimo futuro.
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