Indice degli argomenti
- Misurare le emissioni, i consumi e il benessere
- La certificazione Well
- Cosa valuta la certificazione Well
- Il comfort termico negli edifici: 5 modi per ottenerlo
- La digitalizzazione degli impianti HVAC
- Human centric lighting: progettare per il comfort visivo
- L’importanza della regolazione luminosa
- L’integrazione tra automazione e tecnologie IoT
- Monitoraggio e gestione anche da remoto
- L’autore del post: Matteo Verdoni
Misurare le emissioni, i consumi e il benessere
Di fondamentale importanza è la misura: per progettare e realizzare edifici sani è necessario misurare le emissioni, i consumi, il benessere. In questo modo non solo è possibile comparare i differenti consumi tra edifici green e non green, ma è possibile misurare l’impatto sui costi di gestione degli edifici e del personale. Non dimentichiamo che, nel caso di un edificio ad uso uffici, la voce di costo maggiore legata ad una superficie è il costo del lavoro. Una nota ricerca di JLL esprime il costo al mq attraverso la proporzione “30 – 300 – 3.000” dove la prima voce sta per il costo in Euro dell’energia, la seconda per quello dell’affitto e la terza per il personale. Quindi misurare il “well-being” è fondamentale per ottimizzare l’investimento più importante dell’azienda: le sue persone! Ricordiamo che più benessere equivale a maggiore produttività, meno assenteismo, meno costi sociali dovuti (anche, purtroppo) a malattie ed infezioni che si trasmettono nell’ambiente di lavoro.La certificazione Well
Uno dei metodi oggi in uso per la misura del benessere, soprattutto in ambito real estate, è il protocollo di certificazione WELL, gestito dal WELL Building Institute (IWBI). Il protocollo certifica il livello di benessere assicurato dagli edifici considerando alcune aree tematiche che vengono monitorate e certificate adottando un approccio olistico: l’integrazione delle diverse componenti è la chiave per determinare una valutazione complessiva del benessere. Al centro della certificazione WELL sta la persona: l’edificio è inteso come un organismo che risponde alle necessità fisiologiche e sociali espresse dai suoi occupanti. La metafora è potente, e rappresenta una decisa evoluzione oltre le metodiche BREEAM e LEED che erano incentrate sulla performance energetica e sull’impatto ambientale – elementi comunque imprescindibili anche per WELL.
Cosa valuta la certificazione Well
Le aree tematiche oggetto di valutazione includono:- Benessere psicofisico, che indaga la relazione uomo-natura e la consapevolezza del proprio stato di salute e benessere da parte delle persone
- Comfort acustico, termico, visivo
- Movimento, per ridurre la sedentarietà attraverso la progettazione di ambienti che facilitino il movimento al loro interno
- Illuminazione: massimizzare l’uso di luce naturale a seconda delle caratteristiche dell’attività da svolgere nell’edificio
- Alimentazione, per promuovere la consapevolezza alimentare e la generazione di buone abitudini)
- Acqua, per renderla sempre disponibile, controllandone la qualità
- Aria, per garantire un’alta qualità dell’aria, con filtri che eliminino i materiali volatili tossici.
Il comfort termico negli edifici: 5 modi per ottenerlo
L’involucro esterno dell’edificio è il filtro principale che mette in comunicazione chi sta dentro (noi) con quel che sta fuori (temperatura, umidità, etc). In linea generale esistono varie soluzioni valide per una corretta progettazione del comfort termico, a seconda del clima (latitudine) e della tipologia d’uso dell’edificio (casa, ospedale, scuola, ufficio). Semplificando, esiste un modus operandi che è quello di considerare questi cinque punti principali:- Isolamento, per ridurre le dispersioni di calore in inverno e proteggere dal caldo in estate
- Apporto solare, controllando il rapporto tra superfici opache e trasparenti nell’involucro esterno
- Inerzia termica, che si misura sui materiali da costruzione e più è alta meglio sopporta le variazioni di temperatura
- Tenuta all’aria e la ventilazione, che permettono di agire sullo scambio di aria esterno/interno
- Regolazione degli impianti HVAC, che deve permettere in tempi rapidi l’adeguamento dei valori di temperatura, umidità e CO2 rilasciati dagli impianti negli ambienti in relazione alla presenza delle persone, alla tipologia delle attività svolte, all’apporto esterno e a quello della struttura.
Progettare bene un edificio dal punto di vista del comfort termico significa eliminare la necessità di riscaldamenti e raffrescamenti aggiuntivi che determinano costi maggiori e alzano il livello di inquinamento. Ma significa anche essere in grado di adattare il funzionamento degli impianti in relazione a mutate esigenze generale: ad esempio, nell’era della pandemia, si richiede una ri-regolazione dei setpoint di ventilazione in modo tale da escludere il ricircolo dell’aria interna e generare una sovrappressione interna.
La digitalizzazione degli impianti HVAC
Un sistema di automazione della gestione degli impianti HVAC come EcoStruxure for Building Operation di Schneider Electric, connettendo tra loro regolatori ed attuatori HVAC alla rete di sensori ambientali, è in grado di riprogrammare la regolazione in modo semplice e sicuro, da una centrale software in loco o remota. Con un clic si determinano le migliori condizioni indoor per limitare la diffusione di agenti patogeni, a parità di comfort termico. Pensiamo alle scuole in Italia: se avessero impianti di climatizzazione e ventilazione adeguati, e sistemi di regolazione automatica della temperatura e del ricambio d’aria, sarebbe oggi possibile garantire un ricambio dell’aria nelle aule più veloce, evitando l’apertura di porte e finestre che espongono alunni ed insegnanti a sbalzi di temperatura. Un altro effetto di fondamentale importanza che deriva da un’adeguata ventilazione è la diminuzione del tasso di CO2 nell’aria: la concentrazione di CO2 è direttamente correlata al livello di attenzione degli occupanti. Un livello di CO2 maggiore di 1.000 ppm provoca sonnolenza, scarsi di concentrazione, perdita di attenzione, aumento della frequenza cardiaca e leggera nausea.Human centric lighting: progettare per il comfort visivo
La luce solare permette di vedere, scalda, stimola la produzione di vitamina D e di endorfine, generando quella sensazione di benessere che avvertiamo come “buonumore”. Da quando l’essere umano ha cominciato a svolgere attività anche in assenza di luce solare, abbiamo avuto a che fare con la luce artificiale, non sempre innocua: può infatti generare stanchezza agli occhi, mal di testa, etc. Progettare per il comfort visivo significa controllare e garantire in fase di progetto, esecuzione e gestione di impianto che la quantità di luce artificiale negli ambienti sia corretta: poca luce o troppa luce sono sempre un problema e forti o frequenti cambiamenti di luce possono essere difficili da gestire per l’occhio umano, che deve continuamente adattarsi. Di non minore importanza è la qualità della luce artificiale negli ambienti: fonte, distribuzione, tono, colore, intensità, sono tutti fattori che incidono su comfort e discomfort. Quattro fattori che incidono nella progettazione del comfort visivo:- Avere una vista verso l’esterno, usando ad esempio ampie vetrate
- Avere sufficiente luce naturale negli ambienti, curando il rapporto tra superfici opache e trasparenti
- Garantire un’illuminazione adeguata alle diverse attività, una distribuzione uniforme della luce ed il giusto equilibrio tra luce naturale e artificiale, senza abbagli e forti contrasti
- Creare spazi esteticamente piacevoli.
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