Il ritardo dell’Italia nella digitalizzazione della PA sarà colmato grazie alle risorse del PNRR

Il nostro Paese mostra già un miglioramento nell’indice europeo DESI, ma attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza oggi ci sono tutte le risorse necessarie per affrontare con successo la trasformazione digitale della pubblica amministrazione.

Il livello di digitalizzazione di un Paese europeo viene sintetizzato in un indice, il DESI (Digital Economy and Society Index), che viene annualmente aggiornato dall’Unione Europea. L’Italia non brilla in questa classifica, ma se due anni fa eravamo al venticinquesimo posto sui 27 Stati membri, quest’anno ci ritroviamo al diciottesimo. Il che è un segnale importante di inversione di tendenza: l’Italia ha cominciato a marciare nella direzione giusta.

Tra i vari indicatori presi in considerazione dal DESI c’è anche quello dei servizi pubblici digitali, dove l’Italia si ritrova un pochino più indietro, al diciannovesimo posto. In aiuto del nostro Paese è arrivato però il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), che non solo dovrebbe consentire di continuare sulla strada del recupero nell’indice DESI globale, ma anche di rafforzare in maniera decisa la trasformazione digitale nella pubblica amministrazione (PA).

Il ruolo del PNRR

In questo ambito il PNRR riserva risorse per otto miliardi di euro, così suddivisi: 1,25 miliardi per infrastrutture digitali e cybersecurity; 1,1 miliardi per dotazione infrastrutturali capaci di garantire l’interoperabilità e la condivisione di informazioni tra pubbliche amministrazioni; 5.57 miliardi per lo sviluppo di servizi digitali in favore di cittadini e imprese.

Il PNRR è diviso in Missioni. Quella di riferimento è identificata come “Missione 1, Componente 1” (M1C1) e individua sette ambiti di investimento e tre assi di riforma nel quadro degli interventi previsti per promuovere la digitalizzazione della PA, per un totale di circa 6,14 miliardi di euro (vedi tabella). A questi si aggiungono ulteriori 600 milioni di euro previsti dal Piano Nazionale per gli investimenti complementari al PNRR a sostegno degli investimenti della M1C1.1.

Tutte queste risorse mirano a incrementare la resilienza, raggiungere la sostenibilità, migliorare l’affidabilità e potenziare la connettività. Nei servizi digitali della PA, che costituiscono l’ossatura del Paese nella trasformazione digitale, è infatti necessario garantire in ogni condizione la continuità operativa, disporre di uno standard nazionale per costruire un accesso cloud sicuro e capace di garantire la disponibilità dei dati in tempo reale, minimizzando al contempo le vulnerabilità legate alla cybersicurezza.

Dal punto di vista energetico, considerata anche l’attuale critica situazione internazionale, è indispensabile assicurare elevati standard di efficienza delle tecnologie utilizzate, ottimizzare i consumi e allo stesso tempo minimizzare il costo totale di possesso (TCO, Total Cost Of Ownership).

Fondamenta essenziale per raggiungere questi obiettivi è la connettività, che deve vedere un ammodernamento delle infrastrutture su tutto il territorio nazionale e il ricorso al cloud computing, garantendo però interoperabilità e condivisione di informazioni tra le pubbliche amministrazioni. Per questo serviranno soluzioni scalabili e nativamente modulari.

Preoccupazioni e semplificazione

Una delle preoccupazioni riguardo il successo delle iniziative di trasformazione digitale è relativa alla complessità delle procedure, dei progetti e delle rendicontazioni. In un’ottica di semplificazione, è stato chiarito del Ministero per l’innovazione tecnologia e la transizione digitale, che se l’ente riesce a spendere meno di quanto ottenuto, potrà usare l’avanzo nei modi che ritiene più opportuni. Il controllo verrà infatti fatto solo sul raggiungimento dell’obiettivo e non su quanto e come viene speso il finanziamento offerto dal PNRR.

Parlando di destinazioni dei dati, altra scelta critica che deve essere affrontata dalle pubbliche amministrazioni, Castro ha anche specificato che non è necessario determinare da subito chi sarà il Cloud Service Provider che li ospiterà: questa è una scelta che potrà essere fatta entro i sei o i nove mesi (a seconda della dimensione dell’ente) previsti dalla normativa, e comunque prima di trasferire nel cloud le informazioni. Il CSP dovrà infatti essere qualificato per questo tipo di offerta.

Cloud ed edge destinati a convivere

Vista la numerosità degli enti coinvolti e la loro frammentazione territoriale, non è comunque detto che il cloud computing sia la soluzione definitiva e unica alla gestione dei dati. È anzi fondamentale prevedere un consistente sfruttamento dell’edge computing, ovvero della gestione dei dati in loco, che dovrà però coniugarsi anche con il cloud.

“Non tutti i dati, e conseguentemente le applicazioni che li elaborano, possono essere gestiti in cloud, perché ci sono dei processi che sono fortemente sensibili a problematiche di latenza o di larghezza di banda o di temporanee disconnessioni della rete,” spiega Francesco Castiglia, Account Manager e PA Plan Leader di Schneider Electric. “Per questo è necessario che la disponibilità del dato sia in locale e non in cloud, avvicinando la distanza fra il nodo che conserva i dati e quello in cui avviene l’elaborazione. Ci sono enti con sedi distaccate e periferiche che fanno elaborazioni in locale e poi, tramite processi batch notturni, allineano i dati con quelli del data center centrale.”

L’importanza della Missione 4

Un’altra Missione del PNRR di importante rilevanza per le amministrazioni pubbliche è la “Missione 4, Componente 2”. I suoi obiettivi sono quelli di rafforzare la ricerca e favorire la diffusione di modelli innovativi per la ricerca di base e applicata condotta in sinergia tra università, enti di ricerca e soggetti pubblici o privati impegnati in attività di ricerca e sviluppo; sostenere i processi per l’innovazione e il trasferimento tecnologico; potenziare le infrastrutture di ricerca e innovative, il capitale e le competenze di supporto all’innovazione.

“Schneider Electric sostiene e supporta tutte le attività che implementeranno la trasformazione digitale,” afferma Castiglia. “Ma anche la M4 relativa alla formazione e istruzione prevede investimenti per 1,3 miliardi di euro, così come rilevante è la costituzione di dodici ecosistemi, sette per le regioni del Centro-Nord e cinque per le regioni del Mezzogiorno. Un ‘ecosistema’ è una sorta di luogo di contaminazione, aggregazione tra istituti di ricerca e università, operatori del mercato digitale e istituzioni locali, con l’obiettivo di implementare la ricerca, essere di supporto alle startup creando così nuove condizioni di sviluppo dei territori interessati. Per queste attività sono previsti finanziamenti che vanno da 90 milioni fino a un massimo di 120 milioni cadauno”.

Le soluzioni nella pratica

Dal punto di vista pratico, le risorse potranno essere impiegate anche per realizzare implementazioni di edge computing volte a irrobustire e garantire affidabilità/flusso continuo nell’infrastruttura IT. Qui, il ricorso a Micro Data Center aiuta ad assicurare la continuità dei servizi che necessitano di dati in tempo reale, mentre l’adozione di sistemi per la continuità delle alimentazioni elettriche (UPS) permette di far fronte a improvvise interruzioni di energia elettrica.

Per ottenere i migliori risultati, è necessaria una gestione integrata dell’infrastruttura, che preveda tra l’altro il monitoraggio continuo dello stato delle apparecchiature. Utile a questo proposito è l’implementazione di specifico software pensato per la pianificazione e la simulazione.

L’utilizzo dei fondi del PNRR per investimenti di questo tipo porterebbe a significativi risparmi della spesa pubblica nella gestione dei data center, grazie a una maggiore efficienza nella gestione di soluzioni tecnologiche e servizi digitali. Oltre a servizi continuativi, affidabili e senza interruzioni, si guadagnerebbero agilità nella gestione delle infrastrutture e migliori controllo e supervisione di tutti gli impianti. Inoltre, sarebbe possibile un’identificazione in real-time e predittiva di potenziali guasti.

Le competenze di Schneider Electric

Schneider Electric guida la trasformazione digitale integrando le migliori tecnologie a livello mondiale per la gestione dei processi e dell’energia. Con la divisione Secure Power pone grande attenzione alla continuità operativa, all’affidabilità e alla disponibilità in sicurezza del dato dell’infrastruttura IT per i suoi clienti. Presupposti necessari a una digitalizzazione di successo comune a tutte le aziende, comprese le amministrazioni pubbliche.

L’obiettivo dell’azienda è quello di diventare il partner digitale per la sostenibilità e l’efficienza energetica supportando le organizzazioni nel traguardare questi obiettivi, ma non solo.  In una fase di transizione elettrica e digitale, come quella che stiamo vivendo, è fondamentale una rivisitazione dell’infrastruttura IT.  Schneider Electric supporta i clienti, Pubblica Amministrazione compresa, mettendo in campo tutte le competenze, i servizi e le tecnologie più innovative in termini di affidabilità e resilienza con soluzioni che abilitano la transizione digitale.

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L’autrice del post: Alessia Varalda

Alessia Varalda è ingegnere elettrotecnico, writing and editor consulting, fotografa e blogger.

Appena laureata si è dedicata alla realizzazione di impianti elettrici per poi spostarsi nel mondo delle energie rinnovabili che ama tantissimo. Ha avuto la possibilità di scrivere e seguire il mondo dell’energia tradizionale e rinnovabile grazie ad una casa editrice tecnica. Ha quindi deciso di seguire “l’elettricità” sotto punti di vista diversi. Per circa 13 anni si è occupata de “Il Giornale dell’Installatore Elettrico”, prima come redattore, poi come responsabile della rivista.

Ha seguito, coordinato e realizzato contenuti per altre riviste: Impianti + Rinnovabili, Tecnologie Elettriche, Percorsi Illuminazione e Tis (Il Corriere IdroTermoSanitario). Inoltre ha realizzato due monografie sulle rinnovabili dal titolo Sole Acqua Aria e Acqua. Si è occupata di energia, di illuminazione, di climatizzazione e di rinnovabili. Ha organizzato corsi di formazione, convegni ed eventi legati all’energia e all’integrazione.


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