Vincere la sfida della sostenibilità con il digitale: l’Industria 5.0

Digitalizzazione e sostenibilità procedono di pari passo nel mondo industriale, dimostrando come sia possibile agire per raggiungere gli obiettivi. Tematiche quali LCA (Life Cycle Assessment), certificazione green e supporto della Comunità Europea sono gli argomenti chiave di un white paper di ANIE Automazione, al quale Schneider Electric ha collaborato.

Digitalizzazione e sostenibilità nel mondo industriale è il titolo di un interessante white paper realizzato dal Gruppo di Lavoro Software Industriale di ANIE Automazione.

Si tratta di tematiche ampiamente discusse nel corso degli ultimi anni, ma che lasciano ampio margine di azione e miglioramento alle aziende che le approcciano. Un fattore sempre più importante, in particolare in questo specifico momento economico e sociale.

Che si scelga di andare in questa direzione per senso di responsabilità nei confronti delle future generazioni, per opportunità economiche o per necessità pratiche, risulta evidente come sia necessario avanzare decisi verso la sostenibilità. Da questo punto di vista, la digitalizzazione rappresenta uno strumento straordinario.

La (lunga) vita dei prodotti

Schneider Electric ha contribuito attivamente alla realizzazione del white paper offrendo la propria esperienza e la propria visione su alcuni dei temi più caldi.

Come nell’analisi del concetto di ciclo di vita di un prodotto: oggi non sono solo i consumatori finali a essere particolarmente attenti a questo tema. Anche le aziende devono fare i conti con la provenienza delle materie prime, con l’impatto dei propri impianti produttivi, con la possibilità (ormai necessità) di smaltire e riciclare in modo corretto una volta terminato l’utilizzo del prodotto in questione (fine vita, appunto).

Un percorso che non è possibile compiere da soli, ma che include fornitori altrettanto consapevoli.

Lo Scope 3 del Greenhouse Gas Protocol – GHG Protocol tratta proprio questo argomento, poiché il processo coinvolge l’intera catena di fornitura, dalla produzione alla distribuzione.

Naturalmente gran parte delle aziende non hanno la capacità, né i mezzi per monitorare l’intera supply chain. A questo pensano perciò opportune certificazioni rilasciate da enti terzi sulla base di standard (come l’ISO 14040).

Chi acquista un bene sottoposto a un LCA (Life Cycle Assessment) certificato sa che questo sarà correttamente smaltibile a fine vita e, in molti casi, ampiamente riciclabile tramite raccolta differenziata.

Lo stesso vale per macchine e impianti produttivi, i cui dati possono includere anche informazioni utili quali l’energia specifica consumata per ogni unità di prodotto realizzato. Così facendo la certificazione dimostrerà anche performance di sostenibilità veritiere e monitorabili nel corso del tempo.

Quali certificazioni?

Se in passato ci si limitava alla valutazione di pochi parametri per stabilire il successo o meno di un prodotto (e del relativo processo produttivo), oggi le variabili in gioco sono molte di più.

Riciclabilità, consumi, riparabilità, provenienza delle materie prime e utilizzo di fonti energetiche rinnovabili sono tutti fattori che occorre tenere in considerazione nella stesura di un certificato LCA.

Sono numerose le certificazioni presenti sul mercato e utilizzate anche in base al settore di riferimento; a tal proposito, è percepibile lo sforzo dei certificatori nel creare connessioni tra i diversi standard, fino ad arrivare a rendere praticamente equivalenti tra loro alcune di esse.

UNI EN ISO 14040 è la norma che regolamenta l’analisi del ciclo di vita (LCA) di un prodotto valutandone l’impatto ambientale.

PEP ecopassport® e EPD® sono invece certificazioni che hanno lo scopo di validare l’analisi del ciclo di vita effettuata da un’azienda su un proprio prodotto, servizio o processo produttivo. La prima è particolarmente utilizzata nell’ambito dei componenti elettrici ed elettronici per l’industria, mentre la seconda in settori come la costruzione di macchinari o l’alimentare.

Nell’ambito della rendicontazione ESG (Environmental, Social e Governance), esistono, poi, due principali standard: GRI (Global Reporting Initiative) e SASB (Sustainability Accounting Standards Board).

GRI è pensato per quelle aziende che comunicano all’esterno le proprie attività per la sostenibilità, mentre SASB è legato in particolare alle ricadute dirette delle attività effettuate in ambito sostenibilità sul bilancio di esercizio.

Lo scopo dell’ISSB (International Sustainability Standards Board) dell’IFRS Foundation è invece quello di accogliere una serie di standard informativi su rischi e opportunità legate allo sviluppo sostenibile del mondo economico. Nello specifico, si tratta del già citato SASB, oltre a IIRC (International Integrated Reporting Council, framework di rendicontazione che unisce diversi modelli di reporting in una struttura coerente e integrata) e CDSB (Climate Disclosure Standards Board, consorzio internazionale di ONG economiche e ambientali).

Non si tratta di un vero e proprio standard, ma viene riconosciuto come tale: EcoVadis assegna un punteggio alla sostenibilità alle aziende calcolata tramite un assessment su una serie di dati relativi all’ambiente, ai diritti umani, all’etica e alla gestione sostenibile di tutta la catena di fornitura.

Digitalizzazione e sostenibilità: due temi fortemente legati

La Trasformazione Digitale sta avendo un forte impatto sull’industria. Non si tratta semplicemente di gestire i dati provenienti dalle diverse macchine e fasi produttive, ma di farli lavorare per un miglioramento costante dei processi.

Schneider Electric vanta una significativa esperienza in quest’ambito, concretizzatasi con l’offerta di soluzioni capaci di gestire i processi sia a livello fisico, sia digitale.

Ma come è possibile trarre un beneficio rispetto alla sostenibilità attraverso la digitalizzazione?

Facciamo un esempio pratico: sulla spinta dei piani governativi Industria, Impresa e Transizione 4.0, molte aziende, anche PMI, hanno avviato progetti di digitalizzazione dei propri processi produttivi. È il caso di un’azienda che realizza componentistica per il settore automotive: la base installata di questa azienda era costituita da macchine aggiornate da un punto di vista funzionale, ma non connesse con il sistema informativo di fabbrica. La prima fase di questo progetto è stata quindi relativa all’interconnessione dei macchinari, tramite l’utilizzo di soluzioni pre-ingegnerizzate, disponibili sul mercato, che permettessero di raccogliere in modo non invasivo i dati di produzione, quali ad esempio il numero di pezzi buoni e di pezzi scartati, le pause di lavorazione e di aggiungere qualche ulteriore dato, relativo al consumo energetico delle macchine.

Questi dati, raccolti da ogni singola macchina, sono stati poi inviati al sistema informativo di fabbrica e qui sono stati correlati con gli ordini cliente e i piani di produzione per ottenere alcune prime informazioni utili a capire come stesse effettivamente lavorando l’impianto produttivo: per la prima volta l’amministratore della società ha potuto conoscere il vero indice di qualità delle proprie linee produttive.

Conclusa questa prima fase, quello che era partito come un progetto di digitalizzazione mirato a raccogliere dati da una base installata si è trasformato in un progetto di sostenibilità perché gli sforzi dell’azienda sono stati rivolti alla riduzione degli scarti e del consumo energetico (ora noto anche sulle macchine più vecchie).

Questo è solo uno dei tanti casi in cui digitalizzazione e sostenibilità si dimostrano due elementi strettamente correlati tra loro e imprescindibili per qualunque azienda che voglia cambiare il suo posizionamento di mercato ed essere pronta per il futuro. 

Perché essere sostenibili? ESG e Reporting non-finanziario

Ma perché è così importante riciclare, consumare meno e meglio? È una questione di risorse: materie prime ed energia sono beni finiti ed è fondamentale utilizzarli al meglio e riutilizzarli quando possibile.

La spinta arriva anche dal consumatore finale, sempre più attento al tema della sostenibilità e della provenienza delle materie prime. Si pensi ad esempio a settori come il food & beverage, il tessile e l’automotive, nei quali l’acquirente finale sceglie sempre più sulla base di fattori apparentemente secondari rispetto ai prodotti e ai servizi, come appunto l’approvvigionamento di energia green, la scelta di fornitori sostenibili o l’utilizzo di materiali riciclati.

Un vincolo, certo, ma anche una risorsa: l’obbligo di rendicontazione non finanziaria per le imprese di grandi dimensioni, di interesse pubblico e con più di 500 dipendenti (NFRD, Non-Financial Reporting Directive, Direttiva UE 95/201) ha un impatto sulla solidità finanziaria delle aziende poiché un buon rating ESG fa diminuire i fattori di rischio e, di conseguenza, il costo del denaro per gli investimenti.

Quali sono le azioni più comuni per incrementare il rating ESG in un’azienda manufatturiera? Per l’energia, ad esempio, sta prendendo piede l’autoproduzione legata all’installazione di pannelli fotovoltaici su ampie superfici (come i tetti dei capannoni industriali o a terra) per limitare o addirittura azzerare la richiesta dalla rete elettrica. Questa scelta si traduce in un rating più alto in termini ESG (Scope 1).

Lo stesso avviene con le materie prime (a monte nella filiera, Scope 3), oggetto di interesse dal punto di vista della tracciabilità – la loro provenienza può essere motivo di scelta da parte del consumatore finale – e da quello della circolarità – la successiva riciclabilità del prodotto una volta giunto a fine vita (a valle) ha un importante impatto sulle emissioni di CO2 (Scope 1).

Affidarsi alle “green vendor list” significa dare la priorità a fornitori davvero sostenibili, che a loro volta devono poter esibire le opportune certificazioni.

Per questo i fattori ESG rappresentano tre delle più importanti attività sulle quali le aziende devono concentrare i propri sforzi per misurare, verificare e certificare le scelte in termini di sostenibilità.

Tra le diverse voci presenti, infatti, lo Scope 3 degli ESG include l’acquisto presso terzi di beni e servizi: fornire le opportune certificazioni significa non solo poter contare su una corsia preferenziale, ma a breve sarà l’unico modo per interagire con i grandi gruppi, che faranno della sostenibilità un criterio per la selezione dei loro fornitori.

Vien da sé che, oltre a essere un impegno positivo, ciò rappresenta un potenziale vantaggio per le aziende più virtuose.

Per questo motivo si rivela cruciale mettere a fattor comune esigenze e opportunità: il white paper di ANIE Automazione spiega in che modo la sostenibilità possa offrire al mondo industriale una marcia in più.

Ma sarà fondamentale sfruttare al meglio gli strumenti giusti, come la digitalizzazione di processi e imprese, per raggiungere l’obiettivo nel minor tempo possibile.

Scopri di più leggendo il white paper disponibile gratuitamente per il download.

L’autrice del post: Alessia Varalda

Alessia Varalda è ingegnere elettrotecnico, writing and editor consulting, fotografa e blogger.

Appena laureata si è dedicata alla realizzazione di impianti elettrici per poi spostarsi nel mondo delle energie rinnovabili che ama tantissimo. Ha avuto la possibilità di scrivere e seguire il mondo dell’energia tradizionale e rinnovabile grazie ad una casa editrice tecnica. Ha quindi deciso di seguire “l’elettricità” sotto punti di vista diversi. Per circa 13 anni si è occupata de “Il Giornale dell’Installatore Elettrico”, prima come redattore, poi come responsabile della rivista.

Ha seguito, coordinato e realizzato contenuti per altre riviste: Impianti + Rinnovabili, Tecnologie Elettriche, Percorsi Illuminazione e Tis (Il Corriere IdroTermoSanitario). Inoltre ha realizzato due monografie sulle rinnovabili dal titolo Sole Acqua Aria e Acqua. Si è occupata di energia, di illuminazione, di climatizzazione e di rinnovabili. Ha organizzato corsi di formazione, convegni ed eventi legati all’energia e all’integrazione.


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