Mobilità elettrica, una sfida impegnativa che passa dall’infrastruttura di ricarica

Gli obiettivi europei del piano “Fit for 55” sono stati confermati: dal 2035 si potranno vendere solo veicoli a emissioni zero. Per riuscirci bisognerà affrontare con decisione tanti aspetti. Tra cui quello dei punti a cui attingere energia per le autovetture e i veicoli commerciali leggeri.

Smart mobility, decarbonizzazione, sviluppo dei veicoli a emissioni zero. Tutti temi strettamente connessi e bollenti, proprio come questa estate italiana. Il tema è controverso, ma la direzione tracciata.

Senza esitazioni.

La mobilità elettrica, in termini di veicoli nuovi venduti, sarà realtà totale in Europa a partire dal 2035. Nonostante numerose richieste da parte di attori dell’industria e politici di diversi Paesi del Vecchio Continente, la Commissione Europea si è infine espressa, lo scorso 8 giugno 2022, per continuare sulla strada delineata dal piano “Fit for 55”: dal 2035 in tutta Europa non dovrebbe più essere consentita la vendita di veicoli con motore endotermico, ma solo a emissioni zero. E questo varrà sia per le autovetture sia per i veicoli commerciali leggeri.

Le sfide per arrivare a questo risultato sono molteplici e tutte molto impegnative. C’è l’elemento tecnologico, che passa essenzialmente dalla produzione delle batterie e dalle loro caratteristiche per aumentarne efficienza e capacità; c’è quello sociale, che riguarda persone e luoghi dove vengono estratti minerali e metalli che servono agli accumulatori; c’è il capitolo relativo alla produzione energetica, che deve necessariamente sempre più passare da fonti rinnovabili; c’è quello dei prezzi e della disponibilità di prodotti, componenti e materie prime, che potrebbe rallentare questo processo; c’è quello infrastrutturale, il cui sviluppo in molti Paesi – Italia in testa – sta andando a rilento; c’è l’atteggiamento dei consumatori, sempre più confusi da una tecnologia completamente diversa e da incentivi che si sviluppano in maniera intermittente; e c’è infine il tema politico, che se a livello comunitario vede unità d’intenti, a livello locale stenta a trovare strategie efficaci per raggiungere l’obiettivo prefissato.

Tutto questo non impedisce che investitori privati, a cominciare dai produttori di auto, investano cifre notevoli per ottemperare agli obblighi di legge attuali (sempre più restrittivi sulle emissioni medie emesse dal parco veicoli venduti annualmente da ciascuna azienda) e futuri.

Europa e Cina faranno la parte del leone

Lo stato dello sviluppo della mobilità sostenibile è sotto la lente di molte organizzazioni, che continuano a monitorare – e periodicamente fotografare – la situazione mondiale ed europea. Secondo l’ultimo rapporto Electric Vehicle Outlook (EVO) 2022 che BloombergNEF presenta ormai da sette anni, Europa e Cina faranno nei prossimi anni la parte del leone nel segmento dei veicoli elettrici (EV).

la società di ricerche in questi due continenti le vendite arriveranno a pesare nel 2025 per il 39%.

“Entro il 2025,” si legge nel report, “ci saranno in circolazione 77 milioni di veicoli passeggeri elettrici in circolazione (nel mondo, ndr), che rappresenteranno il 6% della flotta complessiva. Alcune regioni andranno più veloci, con i veicoli elettrici che saranno il 13% del totale in Cina e l’8% in Europa”.

È quindi fondamentale non rimanere indietro sul piano delle infrastrutture, perché questo è uno dei punti più deboli. Chi ha, o avrà, un’auto elettrica dovrà trovare soluzioni di ricarica diversificate e capillari.

Oggi, secondo l’ACEA (l’Associazione Europea dei Produttori di Automobili) metà delle 307.000 colonnine di ricarica presenti in Europa è concentrata in due soli Paesi: Olanda e Germania. L’Italia, con i suoi 23.543 impianti, si trova al quinto posto. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), alla Missione 2 – Componente 2, prevede 741,3 milioni di incentivi: contributi a fondo perduto fino al 40% per la realizzazione di infrastrutture di ricarica. Questo stanziamento, che al momento per altro riguarda solo impianti all’interno delle stazioni di servizio esistenti, non sarà comunque sufficiente.

A maggio è stata attivata una consultazione pubblica per raccogliere pareri su questo tema.

Mobilità elettrica: una strada lunga e impervia

Anche nell’ultimo Smart Mobility Report realizzato dalla School of Management del Politecnico di Milano si fa notare come, nonostante ottime premesse…

“La strada da percorrere al fine di raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione sempre più sfidanti nel settore dei trasporti è piuttosto lunga e impervia […] Risulta evidente come vi siano delle importanti sfide di carattere tecnologico – che ricadono in primis sui player della filiera – e culturale – che ricadono in primis sugli end user, le quali richiedono una particolare attenzione”.

Il Politecnico, oltre ad analizzare con grande ricchezza i numeri passati (i dati si riferiscono al 2020, perché l’edizione 2022 dello Smart Mobility Report è in fase di realizzazione proprio in questi mesi e verrà presentato a settembre), per l’Italia disegna anche scenari futuri diversi in base al contesto.

In quello definito Business-as-usual (BAU), che implica uno sviluppo “inerziale” rispetto alle tendenze in atto e senza nuovi interventi normativi di incentivazione, le auto elettriche potrebbero essere 1,2 milioni nel 2025 e 3,9 milioni nel 2030. Passando invece allo scenario Policy-driven (POD), in linea con gli obiettivi fissati dal PNIEC e con gli obiettivi di vendita dichiarati dai produttori di auto, questi valori potrebbero salire rispettivamente a 1,7 e 6 milioni di veicoli elettrici. Infine, nel caso in cui si mettesse a punto un contesto con obiettivi di decarbonizzazione più importanti attraverso un deciso supporto legislativo per la diffusione della mobilità sostenibile nel nostro Paese, lo scenario Decarbonization (DEC) potrebbe portarci a 2,1 milioni di EV nel 2025 e 7,9 nel 2030.

L’importanza dei punti di ricarica privati

Come si può notare, si tratterebbe in ogni caso di valori ancora molto lontani dagli obiettivi del piano “Fit for 55”, che solo cinque anni dopo il 2030 dovrebbe vedere i veicoli elettrici venduti passare dai 7,9 milioni dello scenario migliore a un ordine di grandezza che supera i 35 milioni.

Uno degli elementi che potrebbe aiutare il settore è quello di sviluppare rapidamente i punti di ricarica. Oltre ai 23.543 impianti citati nella ricerca di ACEA, nel nostro Paese il Politecnico stimava una presenza nel 2020 di più di 24.000 punti di ricarica privati, un numero più che triplicato rispetto al 2019. Di questi, oltre il 75% era rappresentato da “wallbox” e il restante 25% da colonnine.

Secondo BloombergNEF, la richiesta di ricarica in ambienti privati – intesi come edifici del terziario commerciale, industriale e complessi residenziali – entro il 2030 dovrebbe rappresentare circa il 70% di tutte le attività di ricarica di veicoli elettrici.

EcoStruxure for eMobility, una tecnologia affidabile ed efficiente

È in questo scenario che Schneider Electric ha deciso di lanciare una nuova soluzione di ricarica per veicoli elettrici con cui realizzare impianti efficienti, resilienti e sostenibili. Con EcoStruxure for eMobility, l’azienda mette a disposizione una tecnologia affidabile ed efficiente dal punto di vista energetico per l’installazione di infrastrutture di ricarica EV, in particolare negli edifici del terziario commerciale e industriale.

L’offerta comprende stazioni di ricarica e una soluzione per gestire facilmente installazione, manutenzione e continuità del servizio. La EVlink Pro AC è una stazione di ricarica facile da installare, da gestire e manutenere, ideale per minimizzare costi e malfunzionamenti, mentre l’EcoStruxure EV Charging Expert è un sistema di gestione dei carichi on-site che distribuisce dinamicamente e in tempo reale l’energia elettrica disponibile nell’edificio per caricare i veicoli elettrici, evitando le ore di picco e monitorando il funzionamento delle stazioni di ricarica.

Grazie a queste soluzioni, Schneider Electric supporta con efficacia il percorso di elettrificazione della mobilità, che, come si è visto, richiede impegno, volontà e pazienza per avvicinare gli ambiziosi obiettivi di decarbonizzazione che l’Europa si è imposta.

L’autrice del blog: Alessia Varalda

Alessia Varalda è ingegnere elettrotecnico, writing and editor consulting, fotografa e blogger.

Appena laureata si è dedicata alla realizzazione di impianti elettrici per poi spostarsi nel mondo delle energie rinnovabili che ama tantissimo. Ha avuto la possibilità di scrivere e seguire il mondo dell’energia tradizionale e rinnovabile grazie ad una casa editrice tecnica. Ha quindi deciso di seguire “l’elettricità” sotto punti di vista diversi. Per circa 13 anni si è occupata de “Il Giornale dell’Installatore Elettrico”, prima come redattore, poi come responsabile della rivista.

Ha seguito, coordinato e realizzato contenuti per altre riviste: Impianti + Rinnovabili, Tecnologie Elettriche, Percorsi Illuminazione e Tis (Il Corriere IdroTermoSanitario). Inoltre ha realizzato due monografie sulle rinnovabili dal titolo Sole Acqua Aria e Acqua. Si è occupata di energia, di illuminazione, di climatizzazione e di rinnovabili. Ha organizzato corsi di formazione, convegni ed eventi legati all’energia e all’integrazione.


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