L’infrastruttura IT nel settore sanitario: l’importanza di essere resiliente

Nuove applicazioni tecnologiche, criticità dei servizi offerti e sempre più ampio ricorso al cloud impongono una visione in cui diventa fondamentale implementare l’edge computing. Ecco come.

Personale sanitario discute intorno a un tavolo

La trasformazione digitale è un processo inarrestabile in ogni settore, ma l’utilizzo della tecnologia informatica e la gestione dei dati assumono particolare importanza in alcuni ambiti. Come quello sanitario, dove alla base c’è sempre il tema della salvaguardia della vita umana e del benessere del paziente.

In questo settore l’urgenza della digitalizzazione è concreta, si assiste sempre di più all’aumento di dati clinici da gestire dovuto alla diffusione della cartella clinica digitale, strumenti self-service e teleconsulti e dei sistemi per indagine clinica come TAC, risonanze ecc. Nuove applicazioni tecnologiche che stanno aiutando a migliorare l’assistenza, ridurre i costi e contemporaneamente diminuire gli errori.

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È chiaro, però, che per rendere efficaci i nuovi sistemi, l’infrastruttura fisica sottostante deve essere strutturata e resiliente per resistere a ogni tipo di evento, imprevisto e no, oltre a garantire il backup di tutte le risorse. La sfida è quella di riuscire a identificare una soluzione scalabile e modulare, perché la quantità di dati da gestire continua a crescere molto rapidamente.

In tutto questo non si possono trascurare gli aspetti legati a costi energetici, efficienza, disponibilità senza interruzione di tutti i servizi e conformità a standard e normative che diventano sempre più stringenti e rigorose. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che alloca il 27% dei fondi per la “transizione digitale”, potrebbe rivelarsi fondamentale per avviare investimenti adeguati nel settore sanitario. Delle sue opportunità e del perché possa rivelarsi una leva strategica per la competitività del paese è ormai chiaro a tutti, ma la strada da percorrere è ancora lunga.

Le tendenze nel settore sanitario

L’invecchiamento della popolazione sta mettendo a dura prova il sistema sanitario e l’adeguamento alle normative più recenti sta gravando su un’infrastruttura già obsoleta. In questo processo bisogna anche tenere conto del fatto che in Europa la quota di persone di età pari o superiore a 65 anni è destinato a crescere dal 20,2% del 2019 al 29,5% del 2050, e che in Italia l’età mediana è già pari a 46,7 anni contro i 43,7 a livello europeo (fonte: Eurostat). Tutto questo comporterà ovviamente la necessità di maggiori cure.

L’Uptime Institute realizza ogni anno un’indagine intitolata Data Center Industry Survey. Il report 2020 evidenzia come un’interruzione dei servizi ogni sei porti a sostenere costi superiori al milione di dollari (erano una su dieci un anno prima), mentre secondo studi statunitensi una sospensione di corrente non pianificata può costare all’ospedale medio un milione di dollari al giorno.

Tutti questi elementi spingono gli investimenti da parte delle strutture sanitarie di tutto il mondo. Secondo BCC Research, la spesa globale nel settore sanitario riferita all’IT salirà dai 94,5 miliardi di dollari del 2021 a 172,3 miliardi entro il 2026, con un tasso di crescita annuale composito (CAGR) del 12,8%. Il ricorso sempre più spinto al cloud computing, un mercato che dovrebbe passare dai 23,75 milioni di dollari del 2020 ai 52,3 milioni del 2026 (fonte Mordor Intelligence), porta poi a nuove sfide, non solo legate all’integrità dei dati, ma anche alla velocità e affidabilità delle connessioni.

Il fattore edge computing

Per questo assume sempre più importanza l’edge computing, ovvero il posizionamento dei sistemi di calcolo ai margini dell’infrastruttura globale, pur rimanendo a questa collegati. Quelli che si possono definire come dei “micro data-center” sono infatti più efficienti nel raccogliere ed elaborare le informazioni provenienti da dispositivi e sensori intelligenti distribuiti facenti parte dell’IoT (Internet of Things), oltre che a gestire tutti quei processi che per loro natura vengono principalmente elaborati in loco, come per esempio le cartelle cliniche.

Le soluzioni di edge computing aiutano anche a risolvere il problema degli spazi, dato che sono flessibili e più facilmente adattabili ad aree non necessariamente pensate come data center, anche se questo non significa che i requisiti siano meno stringenti. Parlando di ambienti sanitari, infatti, si assume che i dati siano sempre critici, più che in altre situazioni. Disponibilità, resilienza e ridondanza sono quindi le stesse richieste da un data center tradizionale, così come analoghi devono essere il livello di standardizzazione e la semplicità di distribuzione e configurazione. Il tutto deve poter essere gestito da remoto per avere sempre sotto controllo i parametri fondamentali e intervenire in caso di criticità.

Tutto incluso con monitoraggio da remoto

Per soddisfare tutte queste esigenze, Schneider Electric ha messo a punto un’offerta specifica con le soluzioni Micro Data Center EcoStruxure: sistemi rack chiusi, preintegrati e configurabili che includono alimentazione, raffreddamento, sicurezza e monitoraggio, offrendo un modo semplice e rapido di implementare e gestire un’infrastruttura di edge computing in qualunque ambiente.

Il software StruxureOn Network Operations Center, basato su cloud, permette di monitorare le apparecchiature critiche da remoto, raccogliendo i dati dei sensori in tempo reale e offrendo analisi predittiva e allarmi intelligenti direttamente sullo smartphone. Mobilità, monitoraggio e approfondimenti sono i tre pilastri su cui si basa, per avere sempre la certezza del buon funzionamento dell’infrastruttura IT.

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L’autrice del blog: Alessia Varalda

Alessia Varalda è ingegnere elettrotecnico, writing and editor consulting, fotografa e blogger.

Appena laureata si è dedicata alla realizzazione di impianti elettrici per poi spostarsi nel mondo delle energie rinnovabili che ama tantissimo. Ha avuto la possibilità di scrivere e seguire il mondo dell’energia tradizionale e rinnovabile grazie ad una casa editrice tecnica. Ha quindi deciso di seguire “l’elettricità” sotto punti di vista diversi. Per circa 13 anni si è occupata de “Il Giornale dell’Installatore Elettrico”, prima come redattore, poi come responsabile della rivista.

Ha seguito, coordinato e realizzato contenuti per altre riviste: Impianti + Rinnovabili, Tecnologie Elettriche, Percorsi Illuminazione e Tis (Il Corriere IdroTermoSanitario). Inoltre ha realizzato due monografie sulle rinnovabili dal titolo Sole Acqua Aria e Acqua. Si è occupata di energia, di illuminazione, di climatizzazione e di rinnovabili. Ha organizzato corsi di formazione, convegni ed eventi legati all’energia e all’integrazione.

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