“Renovation wave”: mettere gli edifici al cuore della transizione verde in Europa

La strategia “renovation wave” (ondata di rinnovamento), proposta dalla Commissione Europea, ha l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 degli edifici, migliorare la vita delle persone, creare nuovi posti di lavoro nel settore dell’edilizia.

Il settore edile è responsabile di oltre un terzo delle emissioni di CO2 dell’Europa ed è uno dei settori con il maggior consumo di energia. Ma solo l’1% degli edifici è sottoposto ogni anno a interventi di ristrutturazione per migliorare l’efficienza energetica. Per rendere l’Europa “climate-neutral” ovvero a zero impatto climatico entro il 2050, bisogna cominciare dal settore edilizio.

Perché è necessaria la strategia “renovation wave”

Il documento che descrive la strategia “renovation wave” proposta dalla Commissione Europea è una lettura interessante. Per le persone come me, che da più di 15 anni seguo con attenzione le politiche di efficienza energetica e decarbonizzazione in Europa, questo approccio rappresenta un cambiamento radicale. Se l’Europa vuole mantenere gli impegni presi alla conferenza COP21, l’edilizia è il settore con più criticità da affrontare. Solo circa il 25% dell’attuale patrimonio edilizio è “a prova di futuro”. Questo significa che il 75% degli edifici deve ancora essere ristrutturato.

Il lavoro dell’Unione Europea sulle policy di efficienza energetica per gli edifici si è intensificato gradualmente negli ultimi 20 anni ma gran parte delle iniziative sono state guidate a livello nazionale. Ad esempio, in Germania dal 2010 al 2018 sono stati spesi circa 500 miliardi di euro per ristrutturare edifici.

La situazione in Europa

Nel complesso, le iniziative pubbliche non sono riuscite ad affrontare la questione. In media, il tasso annuo di edifici residenziali e non residenziali dell’UE che viene sottoposto a una ristrutturazione profonda in ottica di efficienza energetica (con un risparmio energetico superiore al 30%) raggiunge a malapena lo 0,2%. Sulla base di questo ritmo, si stima che sarebbero necessari circa quattro secoli per rinnovare il parco edilizio in Europa ed essere in linea con gli obiettivi COP21.

La decarbonizzazione del settore edilizio

La decarbonizzazione del settore edilizio è andata avanti in modo più lento rispetto ad altri settori. Sebbene si sia lontani dalla perfezione, la transizione energetica procede più rapidamente, ad esempio, nella produzione di energia, nel settore automobilistico e nell’industria.

Credo che ci siano tre tipi di ragioni che spiegano questo ritardo e che possono trovare soluzioni con la strategia “renovation wave”:

1. I limiti del quadro normativo

Il quadro normativo relativo all’efficienza energetica per il settore dell’edilizia ha cercato di migliorare le cose in modo “verticale” ragionando “a silos”. L’attenzione si è concentrata in particolare su obiettivi facili da raggiungere come le performance dell’involucro degli edifici o di caldaie e lampadine. Per un cambiamento radicale dobbiamo capire come coinvolgere da subito nel cambiamento l’utente finale, chi usa l’edificio.

2. Il rinnovamento dagli edifici residenziali 

In Europa gran parte dell’impegno politico è stato diretto verso gli edifici residenziali mentre il potenziale di efficienza energetica degli edifici non residenziali è almeno due volte più importante (a parità di investimento) [1] . Inoltre è stato ampiamente sottovalutato il potenziale impatto della digitalizzazione. Le tecnologie digitali migliorano l’efficienza di un edificio durante l’intero ciclo di vita (progettazione, costruzione e funzionamento) anche a livello di efficienza sistemica.

3. Una questione di principio

Quando si tratta di aumentare l’efficienza energetica degli edifici, non si deve fare dell’Europa una questione di principio. Si tratta di economie di scala e non si può negare che il settore edilizio abbia caratteristiche molto locali. Non ha quindi senso avere un approccio uguale per tutti. Allo stesso tempo, bisogna creare un’industria legata al rinnovamento edilizio per attirare investitori finanziari e accelerare l’implementazione di soluzioni da parte di industrie, PMI e artigiani locali.

Quattro indicazioni per il miglioramento

Il prossimo anno l’Unione Europea aprirà la revisione di alcune normative sull’efficienza energetica e sulle energie rinnovabili (Direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia, Direttiva sull’efficienza energetica e Direttiva sulle rinnovabili). Lo scopo è accelerare l’impegno per la decarbonizzazione degli edifici.

A questo proposito, ritengo che i nostri decisori europei dovrebbero prendere in considerazione quattro spunti.

  1. Creare una serie di macro indicatori per edifici, incentrati sul digitale e sulla sostenibilità. Abbiamo bisogno di una serie chiara di norme per creare il giusto mix tra tecnologie disponibili e incentivi, da distribuire nei vari Paesi;
  2. Identificare un sistema di certificazione delle prestazioni basato sul monitoraggio in tempo reale (per quanto possibile) al fine di verificare l’effettiva emissione di CO2 degli edifici;
  3. Fissare una serie di traguardi di decarbonizzazione a livello dell’UE, a partire dall’edilizia non residenziale, per raggiungere l’obiettivo della carbon neutrality nel settore dell’edilizia entro il 2050;
  4. Tracciare una roadmap per accelerare l’implementazione di tecnologie critiche per trasformare gli edifici in “prosumer” ovvero edifici che non solo consumano energia ma la cedono anche al sistema, in modo flessibile – con tecnologie quali la connessione IoT.

Gli edifici del futuro

Gli edifici del futuro devono essere al centro della transizione verde in Europa. Questo richiede di pensare di più da una prospettiva di gestione dal lato della domanda. Un tale cambio di paradigma varrebbe la pena di essere affrontato, perché potrebbe trasformare i nostri edifici in” prosumer” e cambiare radicalmente il modo in cui le persone, gli utenti finali consumano e producono la loro energia.

[1] In termini di risparmio assoluto, si stima che la ristrutturazione energetica media all’interno dell’UE riduca il consumo specifico di energia primaria di un edificio non residenziale di 47 kWh / (m².y) rispetto ai 14 kWh / (m².y) degli edifici residenziali: fonte.

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Questo post blog è stato originariamente pubblicato in inglese sul blog Schneider Electric Global.

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L’autore del blog: Bertrand Deprez

Vice-Presidente EU Government Affairs di Schneider Electric.

Bertrand Deprez è a capo dell’ufficio di collegamento del gruppo presso le istituzioni dell’UE. Bertrand lavora nella divisione strategica di Schneider Electric, come responsabile dello sviluppo della strategia degli affari pubblici per il gruppo a livello dell’UE. Laureato all’Università Lyon 3 (Francia) e alla London School of Economics and Political Science (Regno Unito), vive a Bruxelles.


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